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    April 04

    Ho il furore d'amare

    Ho il furore d'amare. Il mio debole cuore è pazzo.
    Non importa quando, né importa chi o dove,
    che un lampo di bellezza, di virtù, di valore
    splenda, subito vi si precipita, vola, si lancia,
    e, nel tempo d'un abbraccio, cento volte bacia
    l'essere o l'oggetto che la sua scelta insegue;
    poi, quando l'illusione ha ripiegato la sua ala,
    ritorna triste e solo, molto spesso, ma fedele,
    e lasciando agli ingrati qualcosa di se stesso,
    sangue o carne. Ma, senza più morire nel suo tedio,
    presto s'imbarca per l'isola delle Chimere
    e ne riporta soltanto amare lacrime
    che assapora, e orribili disperazioni d'un istante,
    poi s'imbarca di nuovo.

    È talmente deciso e tenace
    che nelle sue corse negli infiniti gli accade,
    navigatore testardo, d'andar dritto alla riva
    senza curarsi affatto che possa esistere
    uno scoglio vicino, a infrangere lo scafo.
    Anzi, fa dello scoglio un trampolino e a nuoto
    a riva si dirige. Eccolo là. Il prodigio sarebbe
    se non avesse fatto avidamente il giro
    dal mattino alla sera e dalla sera al mattino,
    e il giro e il giro ancora del promontorio.
    E niente! Non alberi né erbe, né acqua da bere,
    la fame, la sete, e gli occhi bruciati dal sole,
    nessuna traccia umana, e non un cuore simile!

    Non al suo – mai ne avrà uno somigliante –
    ma un cuore d'uomo, un cuore vivo, palpabile,
    seppure falso, seppure vile, un cuore! come, non un cuore!
    Resterà in attesa, senza perdere nulla della sua forza
    che la febbre sostiene e l'amore incoraggia,
    che un battello mostri la cima dell'albero da queste parti,
    e farà dei segnali che saranno visti:
    così ragiona. E poi fidatevi!
    Un giorno si fermerà non visto, lo strano apostolo.

    Ma che gli fa la morte, se non quella d'un altro?
    Ah, i suoi morti! Ah, i suoi morti, ma è più morto di loro!
    Ancora qualche fibra del suo spirito focoso
    vive nella loro fossa, vi attinge una dolce tristezza;
    li ama come un uccello il suo nido di muschio;
    la loro memoria è il suo caro cuscino, vi dorme,
    di loro sogna, li vede, ci parla e se ne va,
    pieno di loro, solo per un nuovo spaventoso affare.
    Ho il furore d'amare. Che farci? Ah, lasciar fare!

     

    Paul Verlaine

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